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(traduzione del testo originale commentato da Vito Marino)

  • Puro Yin senza alcuno Yang porta a una mano debole,
  • puro Yang senza alcuno Yin è una mano dura,
  • Uno Yin e nove Yang è come un bastone squilibrato (letteralmente “un bastone pesante sulla sommità”, NdT),
  • due Yin e otto Yang è una mano dispersa (o “sparpagliata”, letteralmente “una mano nuova senza disciplina”, NdT),
  • tre Yin e sette Yang è ancora troppo dura (letteralmente “ferma sull’aspetto duro”, NdT),
  • Quattro Yin e sei Yang è una mano accettabile (letteralmente “vicino a una buona mano”, NdT),
  • Solo cinque Yin e cinque Yang è perfetto (letteralmente “uno vero Maestro”, NdT),
  • è in questo caso una mano meravigliosa,
  • Quando la mano meravigliosa si muove, c’e’ un Taiji, è impossibile indovinare la sua traiettoria.

Commento al testo

Il testo è una vera e propria guida all’apprendimento del Taijiquan, attraverso l’individuazione di sei livelli di pratica e abilità raggiunte.

Si passa così a descrivere un livello iniziale, “Puro Yin senza alcuno Yang” e “puro Yang senza alcuno Yin”, in cui il praticante è totalmente nella condizione di usare la sola forza muscolare (puro yang), tipica di chi cerca fin dall’inizio l’abilità marziale praticando il Taijiquan come se fosse un’arte marziale “esterna”, o in quella in cui non è in grado di sviluppare alcuna forza (puro yin), come chi pratica il Taijiquan solo come metodo per rilassare il corpo, e via via si passa a livelli che si avvicinano sempre più a quella ideale, “cinque Yin e cinque Yang”, in cui morbido e duro sono perfettamente equilibrati, salute perfetta ed efficacia marziale conseguiti pienamente.

Dalla descrizione dei livelli di pratica si può anche intuire come il processo di apprendimento passi attraverso la ricerca dell’affinamento dello Yin, bisogna, in altre parole, cercare sempre il rilassamento nel movimento, probabilmente la cosa più difficile nelle prime fasi della pratica, come molti praticanti sanno bene…

L’autore del Saggio Sintetico di Quanshou, Chen Xin, chiamato anche Pinsan, è soprattutto l’autore  del primo vero classico sul Taijiquan.

Chen Xin, nato nel 1849 e morto nel 1929 alla rispettabile età di 80 anni (si pensi che ancora nel 1950 la durata media della vita in Cina era di 35 anni), appartenne alla XVI generazione della famiglia Chen di Chenjiagou, Contea di Wen, Provincia dello Henan. Padre e zii erano famosi praticanti di arti marziali nel villaggio, e Chen Xin, come i suoi fratelli, iniziò molto presto il suo apprendistato, sebbene egli fosse indirizzato dalla sua famiglia maggiormente verso studi letterari. In particolare iniziò lo studio del Taijiquan con il padre, Chen Zhongshen, ma ben presto, per il suo trasferimento in un’altra località, continuò con il famoso zio Chen Youben, famoso anche per avere sistematizzato le conoscenze precedenti della famiglia con la ideazione di forme che chiamò Xiaojia, “Piccola Struttura”.

A 59 anni decise di mettere a frutto i suoi studi letterari iniziando a lavorare su un testo di Taijiquan, non avendo raggiunto risultati eccellenti nella pratica.

La stesura del libro durò 12 anni, dal 1908 al 1920, anno in cui vide la luce il “Trattato illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” (“Chenshi Taijiquan Tushuo”), conosciuto attualmente anche come “la Bibbia delle Arti marziali”. Il libro fu compilato a mano in quattro volumi per complessivi 250.000 caratteri circa.

Chen Xin non ebbe figli, e passò il suo libro al nipote Chen Chunyuan prima di morire, dicendogli: “Questo è il frutto del  lavoro della mia  intera vita, pubblicalo e dallo a quelli che se lo meritano, latrimenti brucialo, ma sii sicuro di non consegnarlo nelle mani degli ignoranti e dei presuntuosi!”

Bibliografia essenziale

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