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Domenica 2 Marzo 2008, presso la Palestra Bodyline di Paceco (Trapani) si è tenuto il seminario di Taijiquan stile Chen Xiaojia della Maestra Carmela Filosa, 21ª generazione della famiglia Chen (13ª nella trasmissione dello stile) e vice-presidente dell’ ISCT (International Society of Chen Taijiquan), associazione no-profit presieduta dai maestri Chen Peiju e Chen Peishan (20ª gen. della famiglia Chen) che si occupa di promuovere il Taijiquan stile Chen Xiaojia (Piccola Struttura) nel mondo.

Naturalmente non mi sono fatto scappare l’occasione di porgere qualche domanda alla maestra e il risultato potete leggerlo qui di seguito.

D: Maestra Filosa è un grande onore averla qui, ed è un grande onore avere l’occasione di imparare direttamente da lei i segreti del Taijiquan Chen Xiaojia. Il nostro è un seminario per neofiti. Come si pone una maestra della sua esperienza di fronte a chi si accosta per la prima volta al Taijiquan?

R: La Maestra Chen Peiju dice sempre: “non c’è miglior modo di imparare se non insegnando”. Dal punto di vista di insegnante, quindi, mi pongo nella condizione di accettare una sorta di ‘sfida’ ogni volta che mi trovo ad insegnare a dei principianti, se le cose sono chiare a me allora posso chiarirle a chiunque ed è molto stimolante vedere come dal nulla il Taijiquan prende forma anche in persone che magari fino a poche ore prima non sapevano nemmeno cosa fosse quest’Arte. Io stessa ho modo di imparare tante cose. Dal punto di vista di praticante, invece, osservando delle persone che muovono i primi passi (letteralmente!) nel Taijiquan, mi vengono in mente le mie prime esperienze, mi guardo indietro e ripenso al percorso che mi ha portato fin qui e penso anche che ognuno di noi ha una storia unica e un percorso irripetibile da chiunque altro.

D: In che modo ha cominciato lo studio del Taijiquan? Aveva già praticato qualche arte marziale, oppure ha iniziato proprio così?

R: No, non avevo praticato nessun altra arte marziale prima del Taijiquan e, se si escludono degli esperimenti ‘casalinghi’ sul terrazzo di casa con mio fratello maggiore (anch’egli molto appassionato) che mi ‘dettava’ i movimenti (presi da uno dei pochi libri in italiano che allora si trovava in commercio) ed io che cercavo disperatamente di capirci qualcosa, il primo vero studio è cominciato con mio marito, il maestro Stanislao Falanga, uno dei maggiori esperti in Italia di vari stili di Wushu, tra cui il Tongbei Quan, il Tanglang Quan, ecc.

D: La sua vita professionale si svolge soprattutto nella provincia di Napoli con l’insegnamento del Taijiquan nella sua e in varie palestre. Come si è accostata al mondo dell’estremo oriente? Quali sono stati i suoi punti di riferimento? 

R: Sin da piccola, non so perché, sono sempre stata affascinata dalla Cina e dalle Arti Marziali e il mio pensiero fisso era di riuscire ad andare in questo paese per vivere concretamente certe esperienze. Da ragazza, ai tempi del Liceo, mi sono accostata da sola alla lettura di tutti i libri che riuscivo a reperire sulla storia e la filosofia cinese, in particolare ero interessata al Taoismo come corrente di pensiero, tanto che a volte, in classe, durante l’ora di filosofia, avviavo mio malgrado degli accesi dibattiti con l’insegnante (che aveva un’enorme pazienza!) nella speranza di capire qualcosa di più di quello che era scritto sui nostri libri di testo (che in genere non trattano affatto le filosofie orientali). Dopo il diploma ho conosciuto un vero professore cinese, Philip Kwok, divenuto un carissimo amico della mia famiglia, che mi ha introdotta seriamente allo studio della cultura cinese e mi ha invogliata ad iscrivermi all’Università “L’Orientale” di Napoli per seguire un corso regolare di studi su questo paese che tanto mi affascinava. Da quel momento, quindi, è cambiato tutto e mi sono resa conto che la mia vita non poteva che seguire questa strada …

D: Torniamo al Taijiquan. Da quanti anni pratica quest’arte? Da quanti la insegna? Quali sono stati gli stili con cui ha iniziato prima di intraprendere lo studio del Taijiquan Chen Xiaojia? Quali difficoltà ha incontrato lungo il suo cammino?

R: Come ho già detto, ho iniziato il mio studio direttamente col Taijiquan, anche se all’inizio ho praticato prima lo stile Yang, poi per qualche anno il Chen della Grande Struttura (Laojia), prima di conoscere la maestra Chen Peiju che mi ha introdotta allo studio della Xiaojia. Pratico da circa 18 anni e insegno da 11 e le difficoltà, beh … quelle meriterebbero un capitolo a parte! Non voglio annoiare i lettori, diciamo solo che mi ritengo fortunata nell’aver trovato degli insegnanti eccezionali, ma se ciò è successo è stato anche grazie alla mia caparbietà e al mio spirito di sacrificio. Innanzitutto vengo da una famiglia molto modesta che in eredità mi ha dato dei beni preziosissimi quali l’educazione, il senso del rispetto per se stessi e per gli altri, l’amore per lo studio, ma purtroppo non avrebbe mai potuto sostenermi finanziariamente in questa mia lunga ricerca. Quindi, mi sono rimboccata le maniche e ho lavorato duramente per potermi permettere i miei viaggi-studio in Cina (che sono stati davvero tanti e non accennano a diminuire!), senza calcolare i disagi nel trascorrere negli ultimi 15 anni l’estate in Cina, col clima caldo-umido soffocante e quindi in condizioni che non sono l’ideale per affrontare dei lunghi allenamenti giornalieri! Tutto ciò, ovviamente, rinunciando alle vacanze e quindi anche a quel meritato riposo cui ognuno ha diritto dopo un anno di lavoro e col rischio di incappare in imbroglioni pseudo – maestri (cosa che mi è successa) e di spendere pure male i propri soldi. Ma questo è ancora il minimo e non rimpiango nulla nel mio percorso, la difficoltà maggiore invece, come per la mia maestra, è il fatto stesso di essere una donna e di non poter permettermi alcuno sbaglio, laddove molti maestri uomini possono tranquillamente insegnare quello che non conoscono e infangare, così, il lavoro di tanti che, come me, si fanno in quattro per trasmettere qualcosa di vero (ecco, alla fine ho comunque parlato troppo!).

D: Ricorda ancora la prima volta che ha praticato il Taijiquan Chen Xiaojia? Quali sono state le sue sensazioni?

R: E come potrei dimenticarlo? La maestra Chen Peiju, prima di insegnarmi, mi chiese di mostrarle la sequenza di stile Chen che conoscevo (Yilu della Laojia) che io eseguii col massimo impegno temendo di fare brutta figura. Alla fine il suo commento fu che, tutto sommato, praticavo anche meglio di tanti cinesi, che il mio movimento era pulito e privo di inutili fronzoli e ‘ancheggiamenti’ o peggio ancora di pericolose rotazioni delle ginocchia che tanti fanno inavvertitamente, ma che allo stesso tempo era ‘vuoto’ e che in quel modo la forza non sarebbe mai arrivata alle mani … (non si fraintendano le mie parole, se racconto questo aneddoto non è per criticare i vari metodi che sono, invece, tutti potenzialmente validi, ma solo per dire una mia esperienza personale). Così mi disse che se volevo imparare dovevo ricominciare tutto daccapo e avere tanta pazienza perché il metodo della Xiaojia era molto complicato e quindi, dopo avermi fatto mostrare dal suo fido allievo Baoli (che allora era poco più che principiante) la sequenza Yilu della Xiaojia, cominciò a dispensarmi i suoi meravigliosi insegnamenti. Mi sono sentita allo stesso tempo frustrata, perché avvertivo di aver perso tempo fino ad allora e anche di essere stata un po’ ingannata nell’insegnamento, ma anche privilegiata perché mi si stava dando l’opportunità di apprendere qualcosa di speciale, riservato a pochi.

 

D: Può descriverci lo stile Chen Xiaojia? Quali sono le sue caratteristiche principali?

 

R: Sinteticamente possiamo dire che nella pratica della Xiaojia i cerchi grandi vengono gradualmente ridotti in piccoli, da esterni in interni, fino ad arrivare ai “non-cerchi”, che è il picco della perfezione nell’arte. La forza a spirale deve essere trasmessa sul dorso e da qui alle braccia e alle gambe, così i cerchi non sono più espressi esternamente.  In particolare, l’intenzione (yi) deve affondare in basso, le mani hanno costantemente una forza di chiusura tra loro e il qi penetra sottilmente all’interno delle dita, la linea centrale del corpo determina la portata del movimento per ogni mano. Le anche sono costantemente rilassate e l’inforcatura delle gambe è rotonda, in modo da fungere da asse per gambe e vita. I cerchi sono più verticali che orizzontali, per trasmettere la forza, che sorge dai piedi, dal basso verso l’alto e mantenere più facilmente la stabilità quando ci si muove. Infine, i cerchi sono quasi sempre pieni e si usano pochi archi, in modo da rendere i percorsi della forza completi e ridurre, così, inutili e ripetuti immagazzinamenti di forza.

 

D: Cosa differenzia lo stile Chen Xiaojia dagli altri stili di Taijiquan Chen (Laojia e Xinjia) e dagli altri stili più diffusi (Yang, Sun e Wu)? Quali sono le caratteristiche che li accomunano?

 

R: Capisco la tua curiosità, ma ti rendi conto che simili domande richiederebbero delle spiegazioni molto lunghe! In generale si può dire che la Dajia (soprattutto la Laojia, ovvero Lao Dajia) predilige dei cerchi grandi ed esterni e soprattutto orizzontali piuttosto che verticali (tanto che all’inizio, quando nacque la Dajia, la gente a Chenjiagou chiamava i due stili “Piccoli Cerchi” e “Grandi Cerchi”), mentre la Xinjia (ovvero Xin Dajia) si riavvicina molto al metodo della Xiaojia. Tutti questi stili, compresi i vari Yang, Sun e Wu, sono in realtà accomunati dalla stessa teoria e dagli stessi principi del movimento, anche se a volte si fa fatica a riconoscerli oppure sono stati mischiati ad altri principi che derivano dalle precedenti esperienze marziali dei maestri capiscuola.

 

D: Fino a poco tempo fa lo stile Chen Xiaojia era pressoché sconosciuto al grande pubblico, anche a causa (o per merito?) della volontà da parte dei maestri prosecutori della tradizione di mantenere “privato” e strettamente riservato l’insegnamento delle tecniche. Anche oggi, in occidente, la bibliografia e la videografia sullo stile Chen Xiaojia è molto rara. C’è un motivo per cui la famiglia Chen ha deciso fino ad oggi di fare questo? Oppure bisogna solamente attendere qualche tempo perché lo stile Chen Xiaojia si diffonda al grande pubblico?

 

R: E’ volontà di tutti noi che pratichiamo la Xiaojia (a partire dai maestri Chen Peishan e Chen Peiju) di diffondere il più possibile questo stile, quindi sono fiduciosa che tra qualche tempo se ne sentirà parlare molto più di adesso. Se ciò non è ancora successo finora ci sono molti motivi. Innanzitutto i membri della famiglia Chen che praticano la Xiaojia non hanno mai voluto rendere l’arte di famiglia un “commercio” e quindi non hanno mai cercato deliberatamente di farsi pubblicità per vendere, in un certo senso, lo stile. Solo da poco (relativamente alla diffusione di altri stili) i maestri hanno deciso che è giusto trasmettere a quanti lo desiderano queste conoscenze che sono un bene prezioso e così se ne comincia a parlare di più. Inoltre, posso confermare che questo stile è davvero difficile ed anche questo aspetto, come mi ha spiegato la maestra Chen, ha contribuito a tenere lontano chi non era seriamente intenzionato e a scoraggiare chi cercava facili vie (la maestra è solita dire: “Se studi il Taijiquan per combattere, prima di dieci anni non mettere il naso fuori dalla porta!”). Infine, non si può negare che una parte della riservatezza nell’insegnamento era, ed è ancora, dovuta alla precisa volontà di stringere un tantino il cerchio dei privilegiati in modo da insegnare nel modo migliore a chi realmente lo meritasse.

 

D: Ci parli del suo incontro con la famiglia Chen. Come è avvenuto? E’ accaduto per caso come molte volte succede, oppure è stato un obiettivo raggiunto dopo tanto tempo?

 

R: Per incontro con la famiglia Chen intendi quello con la maestra Chen Peiju? Perché è lei che ho incontrato per prima della sua famiglia. Quando l’ho incontrata non sapevo nemmeno come si chiamasse! Infatti, quell’anno ero alla ricerca di un buon maestro di stile Chen e in un viaggio che è rimasto memorabile per le peripezie e le difficoltà incontrate (e qui dovremmo allungare la lista precedente!) mi ritrovai per puro caso a Zhengzhou, dove un amico di un amico promise di presentarmi una brava insegnante di Taijiquan. Ricordo perfettamente che mi disse: “Non è famosa, ma vedrai che è in gamba!”. Il mio cinese allora non era ancora molto ferrato e probabilmente egli cercò anche di spiegarmi di chi si trattasse, ma io di certo non capìì e mi presentai all’appuntamento che difatti non conoscevo neanche il nome della maestra, ma non ci diedi importanza. Fatto sta che sin dalla prima lezione mi colpì il suo modo chiaro, diretto e preciso di spiegarmi i movimenti e una frase che mi disse: “Ricorda sempre in futuro, anche se non sarò più io la tua insegnante, di non prendere come oro colato tutto ciò che ti verrà detto, fosse anche il maestro più famoso del mondo a dirtelo, e di ragionare sempre con la tua testa!”. Dopo tre giorni avevo deciso che lei sarebbe stata la mia unica insegnante da lì in avanti e le chiesi il suo ‘onorevole cognome’ (come si usa dire in cinese): puoi immaginare il mio stupore quando realizzai chi fosse, celata dietro tanta modestia! Comunque lei ama dire che il nostro è stato un incontro voluto dal destino e non un semplice caso …

 

D: Come si svolgono gli allenamenti con la maestra Chen Peiju? Ogni quanto avvengono i vostri incontri? Non deve essere facile colmare una distanza tanto grande come quella che c’è tra Italia e Cina.

 

R: Infatti, non è facile. Ho già spiegato prima le difficoltà nell’affrontare ogni anno un viaggio così lungo e faticoso, ma per me questo momento è diventato una linfa vitale a cui non potrei più rinunciare, anche se la maestra vorrebbe che adesso camminassi un po’ più con le mie sole gambe, nel senso che per lei sono pronta per maturare da sola tutto l’insegnamento che mi ha dato. Ma è più forte di me, il solo trovarmi in sua presenza è uno stimolo enorme a fare meglio. Generalmente passo da lei tutta l’estate e gli allenamenti si svolgono di pomeriggio con la partecipazione dei suoi bravissimi istruttori che sono ‘inquisiti’ quanto me sui progressi fatti o non fatti. La maestra non tollera che si arrivi tardi alle lezioni, perdendo del tempo prezioso, e anzi si aspetta di trovarci al suo arrivo già sudati ad attenderla, inoltre pretende la massima attenzione da tutti mentre corregge chiunque di noi, ogni occasione è buona per imparare. La mattina mi alleno per conto mio cercando di fissare i concetti su cui si è lavorato il giorno prima.

 

D: Lei appartiene “ufficialmente” alla 21ª generazione della famiglia Chen, XIII dello stile, essendo stata “adottata” e scelta come prosecutrice di una tradizione antichissima iniziata (secondo quanto i documenti storici hanno dimostrato) da Chen Wangting più di 400 anni fa. Sicuramente legati a questo ruolo ci sono tanti oneri. E’ proprio così? E quali sono i privilegi?

 

R: Si, ho ricevuto un onore che non avrei mai immaginato di meritare. Già il fatto di essere prescelta come “allievo interno” della famiglia è molto più di quanto sognassi, ma addirittura essere inserita nella genealogia dello stile come prosecutrice ufficiale di XIII generazione, ancora non riesco a crederci! (Qualche amico ha scherzosamente commentato che questa è la prova che un napoletano può arrivare dovunque).

Comunque, aspetta ad invidiarmi (non l’hai detto, ma l’hai pensato), perché è chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità enormi, da cui non potrò mai più tirarmi indietro (ricordo che la prima sensazione che provai quando la maestra mi annunciò candidamente la sua intenzione fu il terrore puro!). E non che non abbia il coraggio  (o l’incoscienza) per sostenere ciò, temo solo di non essere all’altezza di tanta fiducia.

Ci siamo, in un certo senso, scambiati una duplice promessa: da un lato io cercherò di mettere a frutto tutte le conoscenze che mi saranno date, diffondendo l’arte in occidente ma allo stesso tempo “osservando e proteggendo gli insegnamenti dei Maestri” e “lavorando con determinazione e diligenza”, dall’altro essi faranno sì che io “studi integralmente ed erediti il Taijiquan stile Chen” (tra virgolette ho riportato dei passi dal mio giuramento). Penso che, come privilegio, la certezza di ereditare integralmente lo stile (anche se so che questo dipende molto dal mio impegno) sia qualcosa di valore inestimabile, tu che ne pensi?

 

D: Da praticante, allievo e cultore del Taijiquan è un tesoro incommensurabile! Come si svolge il cammino di uno studente che vuole iniziare a studiare il Taijiquan stile Chen Xiaojia? Quali sequenze di movimenti si apprendono inizialmente e quali successivamente? Cosa si studia quando si raggiunge un livello di apprendimento avanzato?

 

R: Tutto comincia sempre dalle basi. Innanzitutto bisogna sviluppare un movimento preciso, ben coordinato, impadronendosi del giusto modo di muovere ogni parte del corpo, portando fuori radicamento e leggerezza allo stesso tempo. In genere si inizia con l’aspetto morbido del movimento (nel morbido si studia il duro) e quindi si predilige lo studio della Yilu (oggi nella scuola abbiamo anche una sequenza base ed una intermedia, ma la pratica è identica a quella della Yilu). Solo dopo si passa allo studio della forza (nel duro si studia il morbido) e si può apprendere la Erlu, detta anche Paochui, Pugno di Cannone, per i suoi ripetuti colpi esplosivi. I maestri, in linea di massima, delineano tre fasi nello studio: porre le basi (attenzione, però, che già qui il livello richiesto è alto), studiare il lavoro interno e infine quello esterno. Contemporaneamente si studiano i vari taolu con le armi e il tuishou quando si sono poste delle buone basi.

 

D: Rispetto ad altri stili del Taijiquan lo stile Chen Xiaojia possiede una spiccata componente marziale. Può descriverci questa interessante caratteristica? Cosa bisogna conoscere e sviluppare nella propria tecnica personale prima di padroneggiare questo aspetto della disciplina?

 

R: Il Taijiquan è un’arte marziale, quindi questa non è solo una caratteristica del Chen Xiaojia.

È anche vero che talune scuole prediligono la pratica finalizzata al benessere mettendo in secondo piano lo studio dell’aspetto marziale, oppure semplicemente non conoscono quest’aspetto e quindi non lo insegnano. In realtà l’aspetto salutare e quello marziale non sono in contraddizione: se un movimento è corretto, allora è contemporaneamente valido da tutti i punti di vista che possiamo prendere in esame. La comprensione ed il padroneggiamento dell’aspetto marziale passano per le fasi che ho descritto prima, se non si ha un buon controllo sull’interno i movimenti saranno sempre vuoti e non si riuscirà ad applicare la forza adeguatamente.

 

D: Quali sono le armi principali della scuola Chen Xiaojia? Sono comprese tutte le armi principali della tradizione cinese (spada, lancia, sciabola e bastone) oppure ne è presente qualcun’altra diversa e magari più particolare e rara?

 

R: Sono comprese le armi principali della tradizione cinese ed in più se ne studiano altre quali la Dadao, mentre la Doppia Mazza (Shuang Jian) è davvero caratteristica del Chen Xiaojia.

 

D: Ritornando alla bibliografia e alla videografia dello stile Chen Xiaojia (ad oggi, l’unico libro esistente in lingua inglese è stato scritto da Fan Chunlei e da Frank Shiery e gli unici DVD disponibili sono quelli di Chen Yongfu, entrambi allievi della maestra Chen Liqing), abbiamo annunciato da tempo che è in preparazione, da parte sua e della maestra Chen Peiju, un libro e un DVD didattico. Può darci qualche notizia al riguardo? A che punto sono i lavori? Qual’è data di pubblicazione prevista?

 

R: Il libro uscirà a fine anno o al più tardi ad inizio 2009 e comprenderà, oltre ad alcuni esercizi preparatori, le tecniche di base e la Sequenza Base di 20 movimenti. Questo primo lavoro è rivolto davvero a tutti, non solo agli esperti del settore, quindi analizza soprattutto i benefici sulla salute derivanti dalla pratica del Taijiquan con dettagliati riferimenti alla Medicina Tradizionale Cinese. In seguito ci saranno altri lavori più specifici, posso anticipare che i maestri stanno lavorando a nuovi testi e nuovi DVD, sarà una bella sorpresa e anch’io sto aspettando con ansia (allora mi attiverò per tradurre tutto in Italiano), ma ricordate sempre che la pratica personale viene al primo posto e non potrà mai essere sostituita da alcun DVD!

 

D: Concludendo, può annunciarci quali sono le prossime iniziative previste dalla ISCT in Italia e nel mondo? A quando una nuova visita dei maestri Chen in Italia?

 

R: Intanto il Meeting Mondiale ISCT previsto per quest’anno in Cina è stato spostato all’anno prossimo (causa difficoltà logistiche dovute all’evento delle Olimpiadi di Pechino) quindi si tengano pronti quanti volessero prendervi parte. In Italia sono riuscita finalmente ad avviare il primo corso istruttori da me a Napoli, di cui a Maggio termino il primo anno con enorme soddisfazione, un altro, come ben saprai, è in procinto di partire a Palermo per fine anno, grazie alla collaborazione dei maestri Vito Marino e Riccardo Lombardo che mi seguono da vari anni in quest’avventura. Per i maestri, speriamo al più presto di riaverli in Italia. Purtroppo non è facile organizzare la loro venuta, ma posso anticipare che se il responsabile della Francia, Philippe Raffort, inviterà, come mi ha detto, la maestra Chen Peiju in Europa quest’autunno, allora ci sono ottime possibilità che riesca a strapparle una settimana italiana!

 

Grazie maestra Filosa! E’ stato un onore, e soprattutto, un piacere farle questa intervista. Speriamo di incontrarci nuovamente e al più presto!!!

 

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